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L'UNIVERSO, LA TERRA, LA NATURA E L'UMANITA' :
- CAPITOLO 6 -
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(Prima parte)
Come è nato l'universo?
Nebulosa planetaria :
Poiché oggi riteniamo che l'universo sia in espansione, possiamo andare a ritroso
nel tempo di circa 15 miliardi di anni e immaginare tutte le galassie concentrate
in una piccola sfera gassosa. Continuando a ridursi, questo gas si riscalda sempre
maggiormente, assumendo prima una colorazione rossa, poi gialla, e infine bianco-bluastra.
In queste condizioni, tutto lo spazio esistente è come una intensissima stella luminosa.
A questa temperatura i nuclei degli atomi di deuterio, litio ed elio si spaccano
e compaiono gli elettroni e i positroni.
Continuando ad immaginare questa compressione continua, compaiono dunque i neutroni,
i protoni e altre particelle pesanti. A questo punto il calore è inimmaginabile.
Tutto l'universo si trasforma in quark e leptoni. Le forze presenti in natura -
le forze nucleari forti e deboli, la gravità e quella elettromagnetica - si fondono
in una sola, l'energia sviluppata è incredibilmente enorme. Si è così arrivati,
a ritroso nel tempo, all'istante del big-bang, alla nascita dell'universo, del tempo,
dello spazio e della gravità.
Non è facile immaginare cosa ci fosse prima dell'esplosione, sappiamo però che da
quell'istante è cominciata la storia e l'evoluzione dell'universo come lo conosciamo.
Durante la sua continua espansione, ha dato vita a stelle, pianeti e galassie.
Anche se la maggior parte dei cosmologi abbracciano la teoria del big-bang, c'è
anche chi è critico verso questa spiegazione.
Tra le teorie alternative c'è per esempio quella dello steady state, cioè dello
stato stazionario di un universo sempre in espansione ma senza inizio né fine,
il che presupporrebbe continue immissioni di nuova materia. Questa ipotesi è stata
del resto suffragata da una formulazione matematica che non viola la legge sulla
conservazione della materia e dell'energia.
Il moto rotatorio della Terra deriva dal movimento di accrezione con cui si sono
formati i pianeti a partire dalla polvere cosmica (un po' di annetti fa).
Adesso questa energia cinetica non è eterna e col tempo andra' esaurendosi e la
Terra si fermera' (prove scientifiche dimostrano che la durata del giorno ''terrestre''
va diminuendo col tempo).
Nel sistema solare ci sono oggetti che ruotano in senso orario, cioè opposto al
senso di rotazione della Terra.
LA TEORIA DEI BUCHI NERI: Il pianeta Terra ha una densità
media di circa 5 grammi per cemtimetro cubo, una Stella come il Sole ha una densità
media molto inferiore, però ha una forza di gravità enormente maggiore.
In linea teorica l'idrogeno che forma una stella dovrebbe essere attratto dall'immensa
forza di gravità della stella, quindi diventare ultra denso fino ad assumere uno
stato definito "metallico", in realtà l'enorme pressione e l'enorme temperature
a cui è sottoposto l'idrogeno della stella man mano che si ci avvicina al centro
della stella innescano un processo di "fusione nucleare" che trasforma l'idrogeno
in elio, questa trasformazione rende le stelle ciò che vediamo ...delle immense
centrali a fusione nucleare.
Il processo di fusione nuclerare ha un'altro compito....impedisce agli strati superficiali
della stella di precipitare verso il suo centro.
Però anche le stelle muoiono, quando hanno esaurito tutto l'idrogeno non hanno più
la forza di impedire che gli strati estermi collassino sul centro della stella,
a questo punto possono accadere diverse cose in base al tipo di stella ....non sono
tutte uguali.
Se la massa di una stella è minore di circa tre volte la massa del Sole, la stella
in contrazione si stabilizzerà a un diametro minore, quando l'attrazione gravitazionale
diretta verso l'interno non potrà più costringere le particelle che costituiscono
la stella ad avvicinarsi ulteriormente l'una all'altra, in questo caso gli elettroni
che compongono gli atomi della stella spinti dall'immensa pressione collassano sul
nucleo dell'atomo e la stella diventa una "nana bianca o stella di neutroni".
Una stella di neutroni ha una densità teorica di migliaia di tonnellate per centimetro
cubo (la terra ha una densità di 5 grammi... ricordi??).
Ma se la massa della stella è maggiore di circa 3 masse solari, la teoria prevede
che la forza diretta verso l'esterno, per quanto grande essa possa essere, non riuscirà
a evitare la schiacciante compressione gravitazionale, e la stella imploderà, scomparendo
per sempre dalla vista e dando origine ad un buco nero.
Vicino a un buco nero, il campo gravitazionale è di gran lunga più forte di quanto
sarebbe previsto dalla teoria newtoniana.
Un uomo che fosse risucchiato in un buco nero avente una massa pari a quella del
Sole sarebbe fatto a pezzi dalla forza gravitazionale differenziale agente lungo
il suo corpo molto tempo prima di avere raggiunto l'orizzonte del buco nero, la
gravità del buco nero sarebbe talmente elevata che i piedi dell'uomo raggiungerebbero
il centro del buco nero quando la sua testa deve ancora superare quello che viene
chiamato "l'orizzonte degli eventi"...in parole povere verrebbe stirato come una
fettuccina......
Dopo che l'orizzonte del buco si è formato, non si possono più ricevere informazioni
sul destino ultimo della stella collassata che racchiude al suo interno.
I calcoli del collasso (supposto sferico) indicano che la stella è compressa fino
a volume zero e densità infinita nel centro del buco nero, in cui forma un punto
di forza gravitazionale infinita chiamato singolarità.
L'ENERGIA: Cos’è l’energia?
Tutti ne parliamo, tutti la “sentiamo” e la “avvertiamo”… ma sappiamo veramente cosa sia ?
Abbiamo la netta impressione che questo termine sia terribilmente inflazionato,
ma che ben poche persone sappiano veramente di cosa stiano parlando.
Per parlare, dunque, di energia, dobbiamo accostarci alla cultura orientale.
Già cinquemila anni prima di Cristo i Cinesi parlavano di due forme di energia:
una proveniente dal cosmo - il prana - e l’altra emanata dalla Terra.
Secondo l'antico pensiero cinese l’Universo è simile ad un tessuto infinito che
si svolge nel tempo e nello spazio. È un grande fiume in fluire nel quale gli esseri
viventi e tutte le cose passano e scorrono in un incessante movimento; dalla vita
alla morte, dall’essere al non essere, in un’ineluttabile alternanza senza fine.
È un principio indifferenziato che comprende, contiene e compenetra contemporaneamente
tutti i fenomeni; è un’armonia regolatrice che possiede in se stessa l’essenza del
movimento, della trasformazione e della vita.
Questo principio di tutte le cose animate ed inanimate, questa energia primaria,
prende il nome di “TAO” e prende forma manifestandosi - e generando un modello polare:
il cielo e la terra… ma attenzione!
Non bipolare, in quanto il principio è unico.
Dall’unione, dall’incontro di queste due energie (Cielo - Yang e terra - yin),
dall’unione delle energie cosmiche con le energie nutritive terrestri, appare sulla
Terra l’uomo: essere altamente evoluto che allo stesso tempo è parte costituente
e mediatore del principio binario Yang yin.
L’uomo, inoltre, poggiando i piedi sulla terra ed allo stesso tempo avendo il capo
rivolto al cosmo non solo è un mediatore, ma rappresenta e racchiude nel proprio
corpo il principio del quale diviene il principale punto di unione e di riferimento.
Nasce, in questo modo, il principio ternario cielo - uomo - Terra.
L’uomo, in quanto dipendente in maniera inscindibile dall’ambiente che lo circonda,
per la propria sopravvivenza deve riflettere e condividereAN> fedelmente i ritmi
della natura e i ritmi di tutti gli altri esseri viventi.
In questa maniera, è in stato di veglia durante il giorno (attivo) mentre dorme
e riposa (passivo) durante la notte; lavora i campi nella stagione calda e riposa
in inverno sintonizzando il proprio comportamento con i ritmi della natura che lo circonda.
Nel tempo questi cicli sono diventati oggetto di studio o base per credenze religiose
presso alcuni popoli.
L’osservazione della vita contadina ha suggerito ai Cinesi l’idea che i naturali
cicli dell’ambiente che ci circonda - il macrocosmo si ripetano nell’organismo dell’uomo
e che, quindi, possa essere ritenuto un microcosmo: un piccolo universo in miniatura,
somigliante e simile in tutto e per tutto all’universo infinito.
Tutti i ritmi del cosmo - e quindi dell’uomo, che li riflette hanno una pulsazione
che si può suddividere in quattro parti.
Le quattro stagioni dell’anno, ad esempio, si possono suddividere nelle quattro
parti del giorno: la primavera al mattino, l’estate al mezzogiorno, l’autunno alla
sera e l’inverno alla notte.
Mettendo da parte, per un istante, i tempi intermedi (e quindi di passaggio); di
primavera - mattino e di autunno - sera, possiamo trovarci dinanzi ad un tempo binario:
un’alternanza tra giorno e notte, estate e inverno; si viene dunque a creare un
generale ritmo cadenzato di “azione – riposo” al quale, così come tutti gli altri
esseri viventi, ubbidisce anche l’uomo.
E nell’uomo stesso - meraviglioso microcosmo - ritroviamo gli stessi ritmi cadenzati
e armonici quali il ciclo respiratorio (inspirazione ed espirazione), il ciclo cardiaco
(sistole e diastole), le fasi di riempimento e svuotamento di vari organi (intestini e reni).
Anche la più piccola cellula riflette, nel proprio metabolismo, questo ritmo (anabolismo
e catabolismo.
Per riuscire a dare un’immagine a questa dualità, a questa alternanza, la filosofia
cinese ha elaborato il “sistema yin - yang”.
Sono termini abbastanza generici che simbolizzano rispettivamente l’inerzia (yin)
e l’azione (yang).
Lo “yin - yang” rappresenta i due lati opposti e complementari di ogni cosa esistente
nell’Universo.
In questo modo, si possono attribuire a questo binomio moltissime qualità.
Mentre lo yang è l’essenza dell’estate, del giorno, della luce, del calore, dell’esteriorità
e dell’uomo, lo yin rappresenta l’essenza dell’inverno, della notte, dell’oscurità,
del freddo, dell’interiorità e delle donne.
A questo punto, possiamo affermare che yin e yang sono l’espressione della polarità
di due forze contrarie: la forza centrifuga, attiva ed espansiva yang e la forza
centripeta, passiva, di contrazione yin.
Nel Cosmo, queste due forze si manifestano secondo un ritmo regolare e successivo
che va dall’infinitamente grande all’infinitamente piccolo.
Quando yin e yang si succedono come principi opposti ed alternati, rappresentano
un dinamismo binario.
Quando sono entrambi presenti con la mediazione di un termine intermedio l'uomo
si crea una struttura ternaria.
Ma perché l’uomo vibra in risonanza con il Cosmo ?
Perché l'uomo è un insieme d'energia.
L'uomo è il risultato di un insieme di canali energetici e di centri energetici
che vibrano in sintonia con tutto ciò che li circonda come la luce, i colori, i
suoni, l'Universo.
Perché l'uomo, come parte integrante dell'Universo, attinge a quell'immenso oceano
di Energia Cosmica divenendo egli stesso mediatore e protagonista di quello scambio
energetico eterno e immutabile che è all'origine della vita.
E' per questo, che nei secoli si è andata definendo quella che oggi si chiama "Pranoterapia":
un discorso sul prana inteso come Energia Universale. (Sito di proprietà della società
R.P.C.T. S.r.l. con sede legale a Roma a Piazza Filattiera, 48. - Tutti i diritti
riservati. Tutela dei dati personali – Disclaimer.)
MISURARE IL TEMPO: Cos’è il tempo ?
"Se nessuno me lo chiede, lo so. Se dovessi spiegarlo a chi me lo chiede, non lo so".
Con queste parole delle Confessionei di Sant’Agostino è iniziata la speculazione
moderna sul concetto di tempo.
Per quanto esistono mezzi per misurarlo il tempo è qualcosa di sfuggente.
Dividiamo il tempo in passato, presente e futuro ma se ci pensiamo bene il presente
è composto di attimi, attimi di cui prendiamo conscienza una volta trascorsi.
Da questa visione si può affermare che il presente non esiste.
Misurare il tempo ci sembra una cosa naturale eppure si tratta di una cosa tutt'altra
che naturale basata o imposta da una certa visione del mondo.
Il tempo si è ridotto, infatti....non esistono più le mezze stagioni.
Cosa si intende per 'il tempo dura meno' ?
La nozione di tempo, di un tempo che come un fiume scorre senza sosta e inesorabilmente
dal giorno della nascita a quello della morte, forse è sempre esistita nella mente
dell'uomo, ma l'esigenza di misurarne la durata deve essere sorta in un momento
successivo e cioè solo quando, dopo essersi organizzato in gruppi, l’uomo sentì
la necessità di ripartire la giornata tra il periodo da riservare al lavoro e quello
da dedicare alle cerimonie religiose e al riposo.
L'uomo, allora, si deve essere guardato intorno alla ricerca di qualche fenomeno
naturale che, evolvendo in modo ritmico ed uniforme, potesse essere utilizzato come
indicatore del tempo che passa.
E' noto che qualsiasi evento che si ripeta con regolarità nel corso di lunghi periodi,
o qualsiasi meccanismo naturale o artificiale che si muova di moto uniforme, può
essere utilizzato per misurare lo scorrere del tempo: potrebbe andar bene allo scopo,
ad esempio, l'oscillare di un pendolo, il sorgere e il tramontare periodico del Sole,
il defluire dell'acqua entro una clessidra, o il semplice battito del cuore.
Ora, fra tutti i fenomeni naturali, con i quali l’uomo primitivo era quotidianamente
a contatto, il moto regolare della volta celeste sembrava essere il più evidente
indicatore dello scorrere del tempo. Ancora oggi infatti accade che quando una persona
si abitua a non portare l'orologio al polso, il modo più naturale e spontaneo per
sapere l'ora, sia quello di guardare il cielo.
Il moto degli astri, e del Sole in particolare, deve aver quindi rappresentato per
l'uomo primitivo una specie di orologio naturale sempre disponibile e della cui
immutabilità poteva essere certo. Da questo orologio era possibile trarre, in modo
diretto, un'unità di misura del tempo: essa, senza dubbio, all'inizio, fu il «giorno»,
un lasso di tempo che oggi possiamo definire in due modi diversi a seconda del punto
di riferimento che si adotta per misurarlo. Vediamo allora come si può fare per
determinarne la durata.
IL GIORNO SIDEREO E IL GIORNO SOLARE: Se in una notte
serena si guarda in alto in cielo, verso nord, per un tempo sufficientemente lungo,
ci si accorge che le stelle si muovono, tutte insieme, intorno ad un punto, coincidente,
quasi esattamente, con la Stella Polare.
Il «Piccolo Carro», ad esempio, gira intorno alla Stella Polare, che è la prima
del suo timone, come fosse la lancetta di un orologio (in verità molto originale)
che si muove però in senso contrario a quello delle lancette dei nostri orologi.
Quando il Piccolo Carro, insieme alle altre stelle, ha compiuto un giro completo
attorno alla Stella Polare (che, come sappiamo, rappresenta il punto d’incontro
del prolungamento dell’asse terrestre con la volta celeste) noi diciamo che è trascorso
un giorno.
Per determinare però, con precisione, la nostra unità di misura, è indispensabile
individuare in cielo il cosiddetto meridiano del luogo: l'operazione non è difficile.
Si segna, innanzi tutto, il punto che si trova esattamente sulla verticale dell'osservatore:
quel punto si chiama zenit da un termine arabo che significa "sopra la testa".
Si traccia quindi, idealmente, una semicirconferenza che da nord passando per lo
zenit arrivi a sud.
Questa linea che divide il cielo in due metà uguali è denominata meridiano, termine
che deriva da una parola latina che significa, letteralmente, "metà del giorno",
perché quando è attraversata dal Sole, a metà del suo viaggio diurno da est ad ovest,
è, per l'appunto, metà del giorno, ossia "mezzogiorno". Anche gli altri astri, nel
loro spostarsi da oriente ad occidente, attraversano quella linea a metà del loro cammino.
La Stella Polare, invece, sta permanentemente su quella linea, ad un’altezza, alle
nostre latitudini, intermedia fra l’orizzonte e lo zenit.
Una volta individuato il meridiano del luogo, possiamo definire con rigore quello
che viene chiamato il giorno sidereo, ossia il giorno determinato con riferimento
ad una stella.
Esso è l'intervallo di tempo che intercorre fra due passaggi successivi della stessa
stella sul meridiano del luogo.
Questo lasso di tempo dura esattamente 23 ore, 56 minuti primi e 4 minuti secondi (23h 56’ 4”).
Prima di continuare, è bene chiarire che il moto delle stelle intorno ai poli è
solo un moto apparente perché ciò che si muove realmente è la Terra intorno al proprio asse.
Quindi il giorno sidereo in realtà non è altro che il tempo impiegato dalla Terra
per compiere una rotazione completa su sé stessa, e questo movimento, come abbiamo
appena detto, può considerarsi di durata praticamente costante.
Ma l'uomo, di notte, generalmente dorme e se non dorme difficilmente si sofferma
a guardare le stelle, quindi il giorno sidereo non viene utilizzato dalla gente
comune come misuratore del tempo che passa. La vita civile oggi, come in passato,
normalmente si svolge di giorno ed è quindi regolata dal movimento del Sole e non
da quello delle stelle.
Ora viene da chiedersi: se per definire la durata del giorno anziché far riferimento
ad una stella qualsiasi ci si rivolgesse al Sole, si otterrebbe lo stesso risultato?
In altri termini, il giorno misurato rispetto ad una stella lontana ha la stessa
durata del giorno misurato rispetto al Sole?
Prima di rispondere vediamo di definire il giorno rispetto al Sole così come si
è fatto rispetto ad una stella lontana. In questo caso diremo che il giorno solare
è l'intervallo di tempo che intercorre fra due passaggi successivi del Sole sul
meridiano del luogo. La sorpresa si ha quando si va a misurare questo intervallo
di tempo: si scopre innanzitutto che esso dura circa 24 ore, quindi circa quattro
minuti in più del giorno sidereo e poi che non ha sempre la stessa durata nel corso dell’anno.
Come mai queste differenze?
Il motivo della discordanza fra giorno solare e giorno sidereo risiede nel fatto
che la Terra, mentre ruota su sé stessa, si muove anche, e nello stesso senso antiorario,
intorno al Sole, spostandosi, rispetto ad esso, in modo apprezzabile.
La Terra non si sposta invece, nel corso dell’anno, in modo apprezzabile, rispetto
alle stelle fisse, le quali, essendo lontanissime, appaiono occupare sempre la stessa
posizione quando vengono osservate dai diversi punti nei quali si viene a trovare
il nostro pianeta nel suo viaggio intorno al Sole.
A causa del movimento di rivoluzione della Terra, un osservatore vede il Sole cambiare
posizione, giorno dopo giorno, rispetto allo sfondo delle stelle fisse.
Per la verità le stelle, in pieno giorno, non sono visibili, però è ugualmente possibile
conoscere la loro posizione anche quando il Sole illumina il cielo. Al mattino presto,
ad esempio, poco prima dell’alba, o alla sera tardi, poco dopo il tramonto, è possibile
osservare nel corso dell’anno le diverse stelle che stanno vicino al Sole; ricercando
quindi gli stessi raggruppamenti di stelle sulle mappe del cielo notturno, si possono
identificare anche quelle che si trovano in pieno giorno immediatamente dietro ad esso.
Ebbene, questo sfondo di stelle, sul quale si staglia il Sole, cambia gradualmente
durante l'anno. Per la precisione, in 365,2422 giorni solari (365 giorni e 6 ore circa),
il Sole percorre il circuito completo del cielo (conseguenza del movimento della
Terra intorno ad esso), cioè copre un arco di 360° (alla velocità di circa un grado
al giorno: 360°:365g ˜1° al giorno).
Durante questo viaggio la Terra avrà ruotato su sé stessa un po’ più di 366 volte:
saranno in pratica passati esattamente 366,2422 giorni siderei.
In altre parole, in circa 365 giorni la Terra ruota su sé stessa un po’ più di 366 volte.
Per capire bene il motivo della differenza di durata fra giorno sidereo e giorno
solare, immaginiamo di vedere, a mezzogiorno, insieme al Sole che passa (o "culmina",
come anche si dice) sul meridiano del luogo, una stella che gli stia esattamente
sopra la testa, e quindi anch'essa sullo stesso meridiano. Dopo un giorno sidereo,
cioè dopo che la Terra avrà effettuato una rotazione completa su sé stessa, la stella
ripasserà esattamente sul meridiano del luogo (dove si trovava il giorno prima),
ma non ripasserà per quel punto il Sole perché in ritardo: esso si trova infatti
spostato di circa un grado verso est (si tratta, come abbiamo detto più volte, di
un moto apparente perché è la Terra che in realtà si è spostata avendo percorso,
nel tempo di una rotazione su sé stessa, un breve tratto della sua orbita intorno
al Sole). La Terra dovrà quindi girare su sé stessa ancora di circa 1 grado (e lo
farà in circa 4 minuti) per potersi riallineare con il Sole.
Il giorno seguente, per trovarsi di nuovo allineata con il Sole, dopo la culminazione
della nostra stella di riferimento sul meridiano del luogo, la Terra dovrà spostarsi
di due gradi sull'orbita e per farlo impiegherà circa 8 minuti, perché ora dovrà
girare su sé stessa di ulteriori due gradi, e così via. Dopo sei mesi, quando rispetto
alla nostra stella di riferimento sarà mezzogiorno, e cioè quando questa stella
culminerà sul meridiano del luogo, rispetto al Sole sarà mezzanotte, e cioè esso
culminerà sul meridiano opposto (quello che a mezzogiorno sta alle nostre spalle).
Dopo un anno, la Terra avrà fatto una rotazione in più su sé stessa rispetto a quelle
necessarie per mantenersi in sintonia con il Sole. La conseguenza di tutto ciò è
che l'anno consiste di 366,2422 giorni siderei, ma di soli 365,2422 giorni solari.
Per chiarire ancor meglio il concetto facciamo un esempio concreto immaginando che
la giornata lavorativa si fondi sul tempo sidereo anziché sul tempo solare.
Che cosa accadrebbe se, per contratto, venisse stabilito che il lavoro debba iniziare
alle 8 del mattino (ora siderea)? Succederebbe che il primo giorno si andrebbe al
lavoro effettivamente allo spuntare del Sole ma, dopo sei mesi, le 8 del mattino(?)
capiterebbero al calare della notte.
Ciò sarebbe, per l'appunto, conseguenza del fatto che l'orologio sidereo è un po’
più veloce dell'orologio solare perché le ore, i minuti e i secondi dell’orologio
sidereo sono un po’ più brevi di quelli dell’orologio solare.
Per la precisione, ad ogni giorno che passa, l'orologio sidereo guadagna circa 4
minuti su quello solare e alla fine dell'anno avrà guadagnato un giorno intero
(4' x 365g = 1.460' = 24 ore circa).
Con questo esempio si chiarisce anche il motivo per il quale la misurazione del
tempo debba necessariamente fondarsi sul movimento del Sole, e non su quello delle stelle.
Successivamente vedremo di spiegare il motivo della diversa durata del giorno solare
nel corso dell’anno.
UN PO' DI STORIA: Fin dai tempi antichi il giorno
venne diviso in 12 parti, ciascuna delle quali, a sua volta, in 30 frazioni.
Furono i Sumeri, il popolo che 3.000 anni prima di Cristo viveva sulle rive dei
fiumi Tigri ed Eufrate, a suddividere il giorno in questo modo; essi, in precedenza,
avevano già diviso l'anno in 12 mesi e i mesi in 30 giorni.
Per quale motivo i Sumeri scelsero proprio i numeri 12 e 30 per dividere periodi
di tempo più lunghi? La risposta va ricercata innanzitutto in motivi di ordine pratico,
ma forse alla decisione hanno contribuito anche ragioni di carattere religioso.
Il 12 e il 30 sono due numeri particolari in quanto, caso unico, si lasciano dividere
in vario modo in parti più piccole senza lasciare resto e questo fatto, per un popolo
che non aveva tanta dimestichezza con il calcolo delle frazioni, doveva essere molto
vantaggioso. Quelle popolazioni forse pensarono anche che fossero stati gli dei
a creare quei numeri proprio perché venissero adoperati dagli uomini con facilità.
Il 12 infatti è divisibile, senza lasciare resto, per 2, 3, 4 e 6 e nessun altro
numero così piccolo si lascia dividere in tante parti dando sempre valori interi.
Analogamente il 30 si lascia dividere, dando sempre numeri interi, per 2, 3, 5, 6, 10 e 15.
Successivamente gli Egizi decisero che era più utile, ai fini pratici, suddividere
il giorno in 24 ore invece che in 12. Il giorno egiziano, tuttavia, pur essendo
diviso in 24 ore era profondamente diverso da quello odierno.
Innanzitutto in esso si distinguevano le ore di luce che erano 10, da quelle di
buio che erano 12 ed oltre a queste 22 ore venivano conteggiate altre due ore a
parte per i crepuscoli: un'ora per l'alba ed un'altra per l'imbrunire.
Adottando questo sistema, le ore del giorno finivano per avere durata diversa nel
corso dell’anno in quanto, dovendo essere ciascuna di esse pari ad un decimo delle
ore di luce totale, diventavano più lunghe d'estate (circa 75 minuti) e più brevi
d'inverno (circa 45 minuti), quando le giornate, come tutti sanno per esperienza,
sono più corte (circa 15 ore di luce d’estate contro solo 9 d’inverno).
Di conseguenza, anche la durata delle ore notturne e quella dei crepuscoli variava lungo l’anno.
Il sistema di misura del tempo in uso fra gli Egizi era obiettivamente complicato
e alla fine si decise di semplificarlo dividendo tanto le ore di luce quanto quelle
di buio per12, eliminando in questo modo le ore dell'alba e quelle del crepuscolo serale.
Le ore variavano sempre in lunghezza da stagione a stagione, ma ora le variazioni
erano uniformi. Si pensa che questa semplificazione sia stata la conseguenza dell'invenzione
dei primi orologi che non dipendevano direttamente dal moto degli astri.
Questi nuovi orologi erano le «clessidre ad acqua», congegni molto semplici che
misuravano il passare del tempo vuotando o riempiendo di acqua un recipiente.
Fino a quel momento il tempo era stato sempre misurato osservando il movimento degli
astri e in particolare, durante il giorno, quello del Sole. Gli antichi sapevano
quanto noi come fosse pericoloso per la vista osservare direttamente gli spostamenti
del Sole in cielo, ma impararono ben presto che era possibile seguire i suoi movimenti
anche senza guardarlo direttamente.
Piantando un bastone a terra era possibile conoscere la posizione del Sole osservando
lo spostamento dell’ombra proiettata dal legno.
Ora, tutto sarebbe molto semplice se il Sole percorresse in cielo sempre la stessa
traiettoria, mentre sappiamo che, alle nostre latitudini, esso rimane basso sull'orizzonte
d'inverno e si alza d'estate, descrivendo archi sempre più ampi sui nostri orizzonti;
pertanto, da un giorno all'altro, alla stessa ora, l'ombra del bastone non avrà
né la stessa lunghezza, né la stessa direzione.
In seguito il rudimentale bastone divenne un'asta (la cui estremità era detta gnomone,
da un termine greco che significa "uno che sa") fissata ad una coppa dotata di piedistallo.
Sul bordo della coppa erano incisi dei numeri che indicavano le ore del giorno e
poiché a metà giornata, quando il Sole è alto in cielo, le ombre si muovono con
maggior lentezza, sul bordo della coppa i numeri relativi alle ore meridiane risultavano
sistemati più vicini gli uni agli altri, mentre quelli che indicavano le ore della
mattina presto o del tardo pomeriggio erano più distanziati fra loro.
Questo strumento per la misura del tempo fu chiamato meridiana.
GLI OROLOGI: La parola “orologio” deriva da due termini
greci: hour che significa “stagione”, e logos che significa “discorso”, quindi l’orologio
sarebbe un “discorso sulla stagione” con chiaro riferimento al fatto che la durata
degli intervalli di tempo segnati da questi strumenti originariamente era diversa
nelle diverse stagioni.
Come vedremo subito, per molti secoli gli unici strumenti per misurare il tempo
restarono le meridiane e le clessidre, orologi noti fin dalla più remota antichità.
Di meridiane, che sarebbe più corretto chiamare «orologi solari» o «quadranti solari»,
ne furono costruiti diversi modelli: con il quadrante orizzontale, con il quadrante
opportunamente inclinato, oppure con il quadrante verticale, orientato a sua volta
verso sud, verso est o verso ovest.
Anche l'asta dello gnomone cambiò posizione e, da verticale che era all'inizio,
divenne parallela all'asse terrestre: in questo modo, durante l'anno, la sua ombra
continuava a variare in lunghezza, ma non più in direzione e quindi le ore apparivano
tutte della stessa durata.
La punta dell'asta degli orologi solari, in alcuni casi, fu sostituita da un piccolo
foro praticato spesso sul tetto di un edificio in una posizione tale da lasciare
passare direttamente i raggi del Sole a mezzogiorno: questi raggi, a loro volta,
formavano una macchia luminosa sul pavimento all'interno dell'edificio.
Un interessante esempio di questo tipo di orologio si trova nella Basilica di
S. Petronio a Bologna dove, incastonata nel pavimento, si può vedere una lunga
barra bronzea che ha la funzione di materializzare la linea meridiana.
A mezzogiorno, quando il Sole culmina, i suoi raggi passano attraverso il foro praticato
sul tetto, entrano nella chiesa, e vanno a cadere sulla barra bronzea in un punto
diverso a seconda dei giorni dell'anno.
Quest'orologio venne progettato e realizzato, nel 1655, da Gian Domenico Cassini
(capostipite di una famiglia di astronomi di origine italiana che operò soprattutto
in Francia) e serve, com'è evidente, solo per individuare il mezzogiorno vero, cioè
quello indicato direttamente dal Sole. A rigore, pertanto, solo a questo tipo di
orologio si dovrebbe dare il nome di meridiana riservando quello di orologio solare
o quadrante solare a quegli strumenti che segnano anche le altre ore del giorno.
La meridiana, come si è già detto implicitamente, oltre al mezzogiorno del luogo,
indica anche il mese e il giorno corrispondenti perché la posizione che assume la
macchia luminosa lungo la barra sistemata sul pavimento, si sposta nel corso dell’anno.
L'orologio solare funziona solo di giorno e solo se il cielo è sereno.
Per segnare il tempo di notte o quando il cielo è nuvoloso andrebbe bene la clessidra,
parola di origine greca che significa "ladra d'acqua". Si tratta, come si ricorderà,
di uno strumento molto semplice che misura il passare del tempo facendo sgocciolare
dell'acqua, attraverso un foro, da un contenitore ad un altro.
L'invenzione della clessidra svincolò il computo del tempo dalla diretta e continua
osservazione del cielo, ma consentì anche una sua diversa valutazione.
Gli orologi solari e stellari indicavano infatti un “preciso istante”, ovvero il
momento in cui un determinato evento si verificava.
Le clessidre, invece, attraverso il lento svuotamento (o riempimento) di un recipiente
(che presentava eventualmente incise all'interno delle tacche di riferimento), mostravano
con chiarezza gli “intervalli di tempo”, ossia misuravano la durata di un determinato
evento o fenomeno. Da questo punto di vista possiamo quindi ritenere che solo con
l'invenzione della clessidra nacque l'effettiva misurazione del tempo.
Tuttavia come le nuvole rendevano inutilizzabili gli orologi solari, così il gelo
rendeva inutilizzabili le clessidre ad acqua, benché nei paesi freddi, bastasse
sostituire l'acqua con della sabbia per fare funzionare le clessidre anche d'inverno.
Si trattava, tutto sommato, di apportare una piccola modifica alle clessidre esistenti,
eppure, sembra incredibile, si è dovuto aspettare fino al 1300 per vedere in azione
le prime clessidre a sabbia di cui vennero costruiti diversi modelli in grado di
misurare intervalli di tempo variabili da pochi secondi a ventiquattro ore.
Svariati furono anche gli utilizzi di tali orologi.
Essi erano usati sulle navi dove non si potevano imbarcare orologi di altro tipo,
nei tribunali per misurare il tempo da concedere agli avvocati per la difesa dei
loro assistiti, nelle officine e, fino al 1800, per sentire il polso dei malati.
Oggi le clessidre a sabbia sono considerate per lo più oggetti decorativi, tuttavia
vi è ancora qualcuno un po’ snob che le utilizza per la cottura delle uova alla
coque, o per misurare il tempo che passa al telefono.
Bisognerà aspettare fino alla fine del XIII secolo per vedere la nascita di un nuovo
tipo di orologio, il cosiddetto orologio meccanico, un marchingegno piuttosto complicato
e ingombrante che implicava il lavoro sincrono di molti elementi.
A muovere il tutto provvedeva un peso legato ad una corda avvolta intorno ad un
asse orizzontale, o "tamburo". Via via che il peso si portava verso il basso la
corda costringeva l'asse a girare su sé stesso.
Quest’asse rotante, a sua volta, metteva in azione una serie di ingranaggi i quali
erano collegati ad una lancetta che indicava le ore o a dei campanelli che suonavano
ad intervalli di tempo regolari.
Naturalmente quando la corda si era completamente srotolata dal tamburo, bisognava
riavvolgerla: più che di un orologio si trattava quindi di una specie di argano.
Per rallentare la discesa del peso era necessaria la presenza di un apposito meccanismo,
altrimenti il peso scendendo avrebbe tirato con forza la corda che si sarebbe srotolata
velocemente dall'asse esaurendo in breve tempo il moto degli ingranaggi.
Il meccanismo con il compito di controllare la velocità di discesa del peso era
chiamato «scappamento» e aveva la funzione, per mezzo di due nottolini che si inserivano
alternativamente fra i denti di una ruota, di consentire alla stessa di girare a
un dente per volta. Con questo sistema, l'energia prodotta dal peso che scendeva
non si liberava velocemente, tutta insieme, ma "scappava" un po' per volta: da qui
il nome del meccanismo.
Gli orologi meccanici, all'inizio, erano molto imprecisi (certamente più imprecisi
delle clessidre e degli orologi solari), e per essi era normale l’errore anche di
un'ora al giorno.
Nonostante la qualità piuttosto scadente degli orologi in uso, già da lungo tempo
si era tuttavia affermata l'abitudine di suddividere l'ora in 60 parti più piccole,
tutte uguali, ciascuna delle quali veniva chiamata in latino pars minuta prima che
significa "prima piccola parte", poi abbreviata in «minuto»; e queste, a loro volta,
venivano suddivise in altre 60 parti ancora più piccole, ciascuna delle quali era
chiamata, sempre in latino, pars minuta secunda (seconda piccola parte), poi abbreviata
in «secondo».
Anche in questo caso la scelta del numero 60 viene fatta risalire ai Sumeri, i quali
avevano diviso il cerchio in 360 parti uguali, ciascuna delle quali in seguito venne
chiamata grado, da un termine latino che significa "passo, scalino". Il 60 e il 360
erano considerati anch'essi numeri "magici" concessi all'uomo dagli dei perché facilmente
divisibili in tanti modi diversi senza lasciare resto.
A proposito di questa suddivisione in sessantesimi sia dei gradi della circonferenza
che delle ore del giorno, soprattutto per i non addetti ai lavori, il parlare di
minuti e di secondi sia riferendosi al tempo, sia riferendosi agli angoli, può rappresentare
motivo di confusione.
Nel 1581, all'età di soli 17 anni, Galileo Galilei scoprì che l'oscillazione naturale
di un pendolo avviene ad intervalli regolari di tempo, e ciò indipendentemente dall'ampiezza
dell'oscillazione stessa. In altre parole, il tempo impiegato dal pendolo per andare
e tornare in un viaggio di oscillazione completa è sempre lo stesso, tanto per l’oscillazione
molto ampia quanto per quella poco ampia.
La cosa non è affatto ovvia perché l'intuizione ci porterebbe a credere che le oscillazioni
ampie debbano durare di più di quelle strette, invece Galilei notò che quando l'ampiezza
era grande il moto era veloce, mentre quando era piccola il moto era lento e quindi
il tempo per completare l’oscillazione in definitiva era lo stesso.
(Oggi sappiamo che non è esattamente così, ma la differenza è veramente minima e
per molti aspetti insignificante.)
La storia vuole che lo scienziato pisano arrivasse a questa scoperta osservando
una lampada oscillare, sotto la spinta di una corrente d'aria, nella cattedrale
della sua città, mentre assisteva ad una funzione religiosa.
Si dice anche che per controllare l'isocronismo delle oscillazioni della lampada
il giovane Galilei, a quel tempo studente di medicina, si sia avvalso delle pulsazioni
del proprio polso.
Il «pendolo» (dal latino pendulus, "che oscilla") sarebbe quindi un orologio perfetto,
ma Galilei non riuscì a trasferire questa sua scoperta nel meccanismo di un orologio.
In realtà egli ci provò, ma solo alla fine della sua vita, quando, ormai vecchio
e sfiduciato, era anche diventato quasi cieco.
Il primo orologio a pendolo verrà costruito invece dal fisico e astronomo olandese
Christiaan Huygens, intorno alla metà del XVII secolo, pochi anni dopo la morte di Galilei.
Il pendolo non oscilla per tempi infiniti, ma a causa dell'attrito dell'aria e di
alcuni contatti meccanici che non possono essere evitati, rallenta la sua corsa
e alla fine si ferma.
Occorre allora dargli ogni tanto una piccola spinta per mantenerne le oscillazioni.
A ciò provvede un motore a peso, come si può vedere ancora oggi in molti orologi
a pendolo delle nostre case, oppure un motore di altro tipo, ad esempio a molla
o elettrico, come è nei modelli più moderni e sofisticati.
L'orologio a pendolo si dimostrò dieci volte più preciso del precedente orologio meccanico.
Nonostante la sua aria tranquilla il pendolo, tuttavia, non è imperturbabile: se
non è sistemato in posizione perfettamente verticale l'oscillazione si altera e
il meccanismo si può anche fermare.
Nemmeno il suo ritmo è così costante come immaginava Galilei: impiega infatti un po'
più di tempo nelle oscillazioni lunghe e un po' meno in quelle corte e questa impercettibile
variazione di velocità, alla lunga, si fa sentire.
Sarà il fisico inglese Robert Hooke (1635-1703) a trovare la soluzione inventando
il bilanciere a spirale, ossia una molla avvolta a spirale che muove alternativamente
una rotellina prima in un senso e poi nell'altro.
La sua funzione è uguale a quella del pendolo, però il suo ritmo non viene più modificato
dalle variazioni di ampiezza e dai cambiamenti di posizione.
Esso funziona altresì quando è sistemato in posizione orizzontale e può essere costruito
anche di dimensioni ridotte. Grazie a questa nuova scoperta fu possibile realizzare
il primo esemplare di orologio da tasca. In realtà qualche problema questo tipo
di orologio ancora lo creava, perché la forza trasmessa dalla molla era irregolare:
massima quando era completamente carica e via via minore a mano a mano che si allentava.
Per ovviare a questo inconveniente fu escogitato un complicato congegno con una
corda metallica che si avvolgeva intorno al cilindro dove era alloggiata la molla.
Per questo motivo, nonostante il congegno sia ormai scomparso da tempo, a volte
si sente ancora dire, con riferimento alla carica, "dare la corda" all'orologio,
oppure "è giù di corda" quando si allude a qualcuno che è senza energia.
Per avere l'orologio da polso bisognerà invece attendere addirittura l'inizio del
ventesimo secolo.
Frattanto, l'orologio a pendolo veniva sempre più perfezionato utilizzando leghe
d'acciaio indeformabili e sistemandolo all'interno di un ambiente in cui veniva
creato il vuoto per proteggerlo da variazioni di temperatura, dalla polvere e dall'attrito
dell'aria. L'orologio a pendolo diventava, in questo modo, uno strumento di grande
precisione, adatto a misurazioni scientifiche.
La prossima innovazione si avrà con i cosiddetti orologi a quarzo i quali sfruttano
una particolare proprietà di questi minerali che viene detta «piezoelettricità»
(piezo è una parola greca che significa “comprimere”).
Il fenomeno venne scoperto, nel 1880, dal chimico francese Pierre Curie (il marito
di Marie, entrambi premi Nobel per le ricerche sul fenomeno della radioattività)
il quale notò che quando un cristallo di quarzo subisce una pressione lungo un determinato
asse di simmetria emette una debole corrente elettrica. Inversamente, se un cristallo
di quarzo viene sottoposto all'azione di un campo elettrico, prodotto ad esempio
da una piccola pila a secco, il cristallo si mette a vibrare come si trattasse di un diapason.
E come con il diapason è possibile costruire orologi di alta precisione, altrettanto
si può fare con i cristalli di quarzo i quali vibrano ad un ritmo più elevato e
quindi sono ancora più precisi di quelli a diapason.
Il primo orologio a quarzo fu costruito nel 1927 da due tecnici inglesi di nome
W. A. Marrison e J. Horton e si dimostrò subito un meccanismo quasi perfetto in
grado di garantire una precisione di 1/1.000 di secondo al giorno.
Esso sostituirà gradualmente gli orologi che portiamo al polso e raggiungerà ben
presto una perfezione di funzionamento tale da consentire all'astronomo inglese
H. Spencer Jones di verificare che il tempo di rotazione della Terra intorno al
proprio asse non è così preciso come si era sempre ritenuto che fosse.
DAL GIORNO SIDEREO AL GIORNO SIDERALE: Abbiamo detto
che il giorno sidereo, definito come il tempo intercorrente fra due passaggi successivi
di una stella al meridiano del luogo (che poi in realtà non è altro che il tempo
che impiega la Terra a ruotare su sé stessa), è un lasso di tempo che si può considerare
uniforme e costante.
Ora dobbiamo precisare che non è proprio così perché la Terra, al contrario di
come può sembrare ad una osservazione poco attenta, non gira in modo regolare intorno
al proprio asse.
La Terra girerebbe intorno al proprio asse con moto invariabile e per l'eternità
se fosse una sfera perfetta, rigorosamente omogenea, esattamente simmetrica, assolutamente
rigida e perfettamente isolata nello spazio. Ma la Terra non è nulla di tutto ciò
e quindi oscilla.
Prima che siano individuati i motivi per i quali l'asse di rotazione del nostro
pianeta non è stabile, è necessario definire in modo più rigoroso quello che abbiamo
chiamato il «giorno sidereo».
Sappiamo che, in generale, per definire la posizione di un punto nello spazio occorre
trovare qualche cosa di fisso a cui fare riferimento. Ma esiste nell'Universo qualche
cosa di veramente fisso? La risposta è no.
Nell'Universo tutto è in movimento e quando scegliamo un sistema di riferimento
rispetto al quale studiare i moti di altri corpi celesti, sappiamo già in partenza
che quel sistema è a sua volta in moto rispetto a tutto il resto.
Noi tuttavia ci preoccupiamo di utilizzare come sistema di riferimento un insieme
di corpi che sia sì in movimento, ma di moto ordinato, retto da leggi precise che,
una volta individuate, ci consentano di prevederne l'andamento.
Per quanto riguarda il moto di rotazione della Terra su sé stessa, in un primo tempo
si pensò di definirlo rispetto ad una generica stella fissa, poi però, in seguito
alla scelta di un sistema di riferimento più generale per la determinazione della
posizione dei corpi celesti, si rese necessario riferirlo rispetto al cosiddetto punto vernale.
Il punto vernale (da "ver" un termine indoeuropeo con il quale si indicava la primavera),
detto anche punto d'Ariete o punto gamma, è un punto del cielo ben preciso che corrisponde
all'intersezione dell'eclittica (cioè del piano su cui giacciono Sole e Terra) con
l'equatore celeste che non è altro che il prolungamento di quello terrestre.
Questo punto non è attribuibile ad un oggetto che esiste materialmente, come per
esempio ad una stella, ed inoltre si sposta in continuazione dalla sua posizione.
La cosa tuttavia non è così grave perché le leggi che regolano i suoi movimenti,
a differenza dei movimenti delle cosiddette stelle fisse, sono tutte note.
Per capire dove si trova esattamente il punto vernale, e come si sposta nel tempo,
sono indispensabili alcune conoscenze di quella parte dell'astronomia classica detta
«astronomia sferica». Questa insegna che il piano definito dall'orbita della Terra
intorno al Sole si chiama piano dell'eclittica (in pratica, come abbiamo detto,
è il piano su cui giacciono Terra e Sole) mentre si chiama piano equatoriale celeste
il prolungamento del piano equatoriale terrestre fino ad incontrare la volta celeste.
Il piano dell'eclittica è inclinato, rispetto al piano equatoriale celeste, di circa
23 gradi e mezzo.
A causa della posizione inclinata, di un piano rispetto all’altro, un osservatore
che sta sulla Terra, vede il Sole, nel suo moto apparente sul piano dell'eclittica,
viaggiare per 6 mesi stando al di sopra del piano equatoriale e per 6 mesi stando
al di sotto di esso: e' evidente, allora, che due volte all'anno il Sole si troverà
nei punti di intersezione del piano equatoriale con quello della eclittica.
I due punti d'intersezione sono detti «punti equinoziali» (dal latino aequa nox
che vuol dire “notte uguale”, sottinteso per tutta la Terra, perché nei due giorni
dell'anno in cui il Sole viene a trovarsi nei punti suddetti la durata della notte,
o meglio, la durata delle ore di buio, è la stessa in ogni località della Terra
ed è anche uguale a quella del dì, ossia delle ore di luce).
Uno di questi punti d'intersezione è quello in cui transita il Sole all'inizio della
primavera e si chiama, come abbiamo detto, punto vernale.
A volte questo punto è contrassegnato con la lettera greca gamma (g), l'antico simbolo
dell'Ariete, in quanto, circa 2.000 anni fa, all'inizio della primavera, il Sole
appariva proiettato nella costellazione dell'Ariete.
Come si sa le costellazioni sono raggruppamenti apparenti di stelle; le dodici nelle
quali si staglia il Sole nel corso dell’anno sono dette costellazioni dello zodiaco.
Distingueremo quindi il «giorno sidereo», dal «giorno siderale» che definiremo come
l'intervallo di tempo compreso fra due passaggi consecutivi del punto gamma (e non
di una stella qualsiasi) sul meridiano del luogo.
Il giorno siderale risulta più corto (di circa un centesimo di secondo) del giorno
sidereo e quindi non corrisponde più ad una rotazione completa della Terra su sé stessa.
Questa piccola differenza è conseguenza del fatto che il punto gamma non è fisso
in cielo, ma si sposta leggermente nella direzione della rotazione diurna della
sfera celeste e quindi appare, sul meridiano del luogo, prima che si sia completata
la rotazione della Terra su sé stessa.
MOTO DI ROTAZIONE INCOSTANTE. LA TERRA NON GIRA REGOLARMENTE:
Torniamo ora alla Terra e al suo moto di rotazione incostante.
Oggi, l'asse intorno a cui ruota il nostro pianeta è quasi esattamente diretto verso
la stella Polare, ma duemila anni fa lo era molto di meno e sappiamo che in futuro
si allontanerà sempre più dalla posizione che occupa attualmente.
Fra circa 13.000 anni, si verrà a trovare nella direzione più lontana rispetto a
quella odierna e punterà verso Vega, la stella più luminosa della costellazione della Lira.
Ciò dipende dal fatto che la Terra è schiacciata ai poli e leggermente rigonfia
all'equatore e, a causa di questa forma non perfettamente sferica, il Sole e la
Luna esercitano sul rigonfiamento equatoriale un'attrazione maggiore di quella che
esercitano sulle zone prossime ai poli.
La conseguenza di tutto ciò è che l'asse presenta un lento movimento conico che
si completa in 26.000 anni circa.
E' lo stesso fenomeno che si può notare nella trottola la quale, quando ruota velocemente,
mantiene il suo asse perfettamente verticale, ma quando rallenta, e si piega lateralmente,
richiamata dalla forza di gravità, pur continuando a girare intorno all'asse, inizia
anche un'altra rotazione, molto più lenta, rappresentata da un movimento conico
dell'asse stesso intorno alla verticale che passa per il punto di appoggio al terreno.
Qualcosa di simile alla trottola che rallenta il suo moto avviene per la Terra la
quale tuttavia non si ribalta lateralmente, perché non vi è nulla che la richiami verso il basso.
Vi è al contrario qualcosa che tende a farla raddrizzare, ossia a costringerla a
sistemare l'asse perpendicolarmente al piano dell'eclittica.
Questo qualcosa sono il Sole e la Luna i quali, agendo con maggior forza sul piano
equatoriale (a loro più vicino) che non sulle zone polari (più lontane), la invitano
a "mettersi in piedi".
Poiché però la Terra, ruotando velocemente su sé stessa, pone resistenza a questa
azione combinata di Sole e Luna, l'asse è costretto ad effettuare quel lentissimo
movimento conico di cui si è detto in precedenza che si compie in circa 26.000 anni.
A causa di questo movimento dell'asse terrestre, cambia la linea d'intersezione
del piano equatoriale con il piano dell'eclittica e di conseguenza cambia anche
la posizione dei punti equinoziali (detti anche nodi) determinando in questo modo,
anno dopo anno, un piccolo anticipo dell'inizio della primavera e dell'autunno.
Questo fenomeno si chiama precessione (cioè arretramento) degli equinozi, e venne
scoperto da Ipparco di Nicea, uno dei più geniali astronomi greci dell'antichità,
già due secoli prima di Cristo.
Più di duemila anni fa quindi gli antichi astronomi greci, all'inizio della primavera,
quando il Sole si veniva a trovare nel punto gamma, lo vedevano proiettato sullo
sfondo delle stelle fisse entro la costellazione dell'Ariete; oggi, in conseguenza
della precessione degli equinozi, quando il Sole si trova nel punto gamma (ed è
sempre, ovviamente, l'inizio della primavera), dalla Terra lo si vede proiettato
nella costellazione dei Pesci, cioè nella costellazione dello zodiaco che sta immediatamente
prima di quella dell'Ariete.
Abbiamo detto che l'asse intorno al quale ruota il nostro pianeta si sposta descrivendo
un cono; in realtà si tratta di un doppio cono, con il vertice al centro della Terra
e con la superficie laterale non perfettamente liscia come dovrebbe apparire se
il movimento di quest’asse fosse del tutto regolare. L'aspetto leggermente ondulato
della superficie laterale del cono è determinato dal fatto che l'attrazione lunisolare
varia leggermente con il tempo a causa della distanza dei due astri i quali a volte
si trovano più vicini alla Terra e a volte più lontani.
Questa seconda oscillazione dell'asse terrestre fu scoperta, nel 1748, dall'astronomo
inglese James Bradley e venne chiamata nutazione, da un termine latino che significa
"annuire" perché l'asse terrestre, mentre compie l'ampio movimento conico, sembra
anche andare avanti e indietro come a volte si fa con la testa quando ci si trova
d'accordo con ciò che dice il nostro interlocutore. A causa della nutazione, nel
corso di circa 18 anni e mezzo, la posizione del punto vernale, sull'equatore celeste,
si scosta di poco più di un secondo d'arco in avanti o indietro, rispetto ad una
posizione intermedia determinata dalla sola azione della precessione.
Ma esiste anche un terzo movimento dell'asse terrestre ipotizzato già nel 1765 dal
matematico svizzero Leonhard Euler, meglio noto con il nome di Eulero.
Egli affermò che se la Terra fosse un corpo rigido, come in effetti appariva dalle
rilevazioni di quel tempo, i poli avrebbero dovuto muoversi su piccoli cerchi nel
corso dell'anno.
Questo presunto movimento dei poli (e quindi dell'asse), quasi insignificante, non
poteva essere rilevato facendo uso degli strumenti dell'epoca, ancora piuttosto
imprecisi.
In seguito però gli strumenti di misura si perfezionarono e si raffinarono al punto
da rendere possibile la registrazione delle supposte fluttuazioni dell’asse terrestre
previste da Eulero.
La misurazione fu effettuata per la prima volta, e lo spostamento rilevato, da uno
scienziato americano di nome Seth C. Chandler: la nuova scoperta prese quindi il
nome di «oscillazione chandleriana».
Sennonché, le oscillazioni misurate da Chandler erano superiori a quelle previste
dai calcoli di Eulero, ed inoltre apparivano alquanto irregolari. Ciò dipendeva
sicuramente dal fatto che la Terra in realtà non è un corpo perfettamente rigido,
paragonabile ad una sfera d'acciaio, come l'aveva considerata Eulero, ma forse anche
da qualche altra causa.
Si pensò allora, in un primo momento, a spostamenti di masse di magma all'interno
della Terra causate da terremoti o da altri fenomeni endogeni, ma poi si scoprì
che, in massima parte, queste oscillazioni aggiuntive dell'asse terrestre erano
dovute a spostamenti stagionali di masse d'aria.
La vera causa dell’oscillazione chandleriana era quindi il vento, il quale, variando
di direzione e di intensità con le stagioni, produceva attrito sulle terre emerse
e quindi accelerava o ritardava la rotazione della Terra.
Ora, poiché le terre emerse sono più estese nell'emisfero settentrionale che in
quello meridionale l'azione dei venti, nel corso dell'anno, non era bilanciata e
di conseguenza l'asse oscillava in modo imprevedibile.
Anche l'acqua forse gioca un ruolo importante in questo fenomeno.
Durante l'inverno milioni di tonnellate di acqua si spostano, sotto forma di ghiaccio
e neve, dagli oceani alle calotte polari e ai rilievi più alti delle zone temperate.
In questo processo si abbassa il livello del mare e si alza quello delle terre emerse
producendo un leggero rallentamento della rotazione terrestre come si può osservare
anche quando la ballerina, allargando le braccia, sposta il peso del corpo all'esterno
per frenare la propria rotazione. Naturalmente, l'aumento di acqua gelata sulle
terre emerse del nord dovrebbe essere bilanciato da una diminuzione della stessa
entità sulle terre emerse del sud per il fatto che quando nell'emisfero settentrionale
è inverno, in quello meridionale è estate, e viceversa.
Per giustificare la mancata compensazione degli effetti del fenomeno, bisogna però
tenere presente, ancora una volta, l'asimmetrica distribuzione delle terre e dei
mari sulla superficie del globo.
Queste fluttuazioni sono insignificanti e irregolari, ma comunque sufficientemente
rilevanti così da mascherare una variazione della rotazione terrestre di gran lunga
più piccola, ma di natura costante e quindi tendente ad accumularsi nel tempo.
Si tratta del rallentamento dovuto alle maree.
I geofisici erano da lungo tempo convinti che lo spostamento dell'acqua causato
dalle maree sui fondali marini poco profondi potesse frenare leggermente la rotazione
terrestre (e di conseguenza allungare la durata del giorno), ma non erano riusciti
ad individuare un sistema idoneo a misurare il fenomeno.
Per farlo sarebbe stato infatti necessario tenere sotto controllo la durata del
giorno, facendo uso di orologi molto precisi e per tempi molto lunghi: ma orologi
della precisione necessaria a quel tempo non erano disponibili.
Come abbiamo detto, il rallentamento della rotazione terrestre dovuto agli attriti
delle maree è minimo (10 o 15 milionesimi di secondo all'anno), ma si accumula nel
tempo così che nei secoli diventa rilevante (2 ore in 2.000 anni).
Gli scienziati hanno recentemente scoperto due fenomeni naturali che consentono
di misurare il rallentamento della rotazione della Terra provocato dall’azione delle maree.
La prima prova viene fornita dalle antiche cronache delle eclissi o di altri fenomeni
astronomici i quali, dai calcoli odierni, sembrano essere avvenuti in punti della
Terra diversi da quelli segnalati.
La mancata concordanza fra le località descritte dalle antiche cronache e quelle
calcolate sulla base dell'attuale velocità di rotazione della Terra, non può che
dipendere dal fatto che il nostro pianeta, in tempi lontani, ruotava a velocità
diversa da quella attuale.
Ma vi è un'altra osservazione che induce a pensare che in tempi molto lontani la
Terra doveva ruotare su sé stessa più velocemente di quanto non faccia oggi.
Si tratta dello studio effettuato su alcuni coralli fossili risalenti al periodo
Devoniano, quindi di età compresa fra i 350 e i 400 milioni di anni.
Questi fossili presentano degli anelli di crescita in numero maggiore di quelli
che si possono contare su coralli simili che vivono attualmente nei mari caldi del sud.
In effetti, è possibile osservare nei coralli, all'interno degli anelli annuali
di crescita, una serie fittissima di striature che vengono interpretate come anelli
di crescita giornalieri.
Ebbene, queste leggere striature si contano in numero di circa 400 nei coralli fossili
del Devoniano e di circa 365 in quelli attuali. Questo potrebbe dipendere dal fatto
che nel Devoniano i giorni dell'anno erano circa 400 e quindi la Terra girava su
sé stessa più velocemente di quanto non faccia oggi in cui i giorni dell'anno sono
solo 365. Se l'interpretazione del fenomeno è corretta, vi è da ritenere che dal
Devoniano ad oggi la durata del giorno si è notevolmente allungata e in futuro potrebbe
allungarsi ulteriormente fino a diventare uguale al periodo di rivoluzione della
Terra intorno al Sole (un giorno durerebbe allora un anno).
A quel punto il nostro pianeta mostrerebbe al Sole sempre la stessa faccia, come
fa attualmente la Luna rispetto alla Terra.
La cosa, però, che più interessa, dal nostro punto di vista, è che la Terra non
ruota su sé stessa in modo uniforme, e poiché proprio il moto di rotazione della
Terra è stato scelto come base della misura del tempo, né il giorno sidereo, né
il giorno siderale, possono essere considerati delle unità di misura precise e immutabili.
Per l'astronomia sarebbe invece di grande utilità poter disporre di un'unità di
misura temporale di assoluta precisione per mettere in accordo i movimenti orbitali
dei corpi celesti ottenuti dalle osservazioni, con quelli calcolati attraverso le
Leggi della meccanica.
Ma dove andarla a cercare questa unità di misura tanto precisa?
IL GIORNO SOLARE MEDIO: E il giorno solare?
E' almeno il giorno solare una misura di tempo uniforme e costante?
La risposta, anche in questo caso, è: no. E ciò non è difficile da capire se si
riflette sul fatto che il giorno solare, in definitiva, dipende anch'esso dalla
rotazione della Terra, la quale, come abbiamo appena visto, è tutt’altro che perfetta.
Ma, dal punto di vista dell'accuratezza, il giorno solare è molto più variabile
di quello sidereo (o siderale) perché alle oscillazioni irregolari dell’asse si
devono aggiungere le anomalie derivate dal movimento incerto del pianeta intorno al Sole.
Eppure sarebbe molto utile che il giorno solare avesse la stessa durata nei vari
periodi dell'anno, perché le attività dell'uomo sono legate proprio al movimento del Sole.
Non sarebbe tuttavia impossibile, almeno in linea di principio, creare un giorno
solare di durata costante, basterebbe infatti che il Sole si muovesse in cielo con
moto regolare ed uniforme e il gioco sarebbe fatto. Ovviamente non possiamo modificare
la velocità del Sole tuttavia possiamo immaginarne uno artificiale che si sposta
con regolarità intorno alla Terra durante il giorno e nel corso dell’anno.
Abbiamo detto che il Sole si muove intorno alla Terra, perché in effetti così sembra,
ma dobbiamo tenere sempre presente che è la Terra in realtà a muoversi, sia ruotando
su sé stessa, sia girando intorno al Sole e pertanto quelli del Sole sono solo moti apparenti.
Premesso ciò, per comprendere il motivo per il quale il giorno solare non è un intervallo
di tempo preciso e costante, ci sono da considerare, oltre ai motivi già esposti,
il fatto che la Terra non descrive un cerchio perfetto intorno al Sole, ma un'ellisse,
cioè percorre un'orbita che la porta a volte ad essere più vicina e a volte più
lontana dal Sole stesso.
Se la Terra percorresse un'orbita perfettamente circolare essa non solo si manterrebbe
sempre alla stessa distanza dall'astro centrale ma, com'è facilmente intuibile,
viaggerebbe anche sempre alla stessa velocità, mentre proprio a causa dell’orbita
ellittica che è costretta a seguire, viaggia nel corso dell’anno a velocità variabile.
Il primo a scoprire che l'orbita descritta dalla Terra, nel suo movimento intorno
al Sole, è un'ellisse e non una circonferenza, fu Johann Keplero, un astronomo tedesco
nato nel Württemberg nel 1571 e morto nel 1630.
Egli osservò anche che, a causa di questo percorso ellittico, la velocità variava;
e precisamente quando la Terra si trovava più vicina al Sole si muoveva più velocemente,
e quando si trovava più lontana si muoveva più lentamente.
La Terra si trova più vicina al Sole o, come suol dirsi, in perielio, intorno alla
data del 3 gennaio e nel punto più lontano, ossia in afelio, intorno al 3 luglio.
Quando la Terra si trova in vicinanza del perielio viaggia alla velocità massima,
che è di circa 110.000 km all'ora, quando invece si trova in prossimità dell’afelio
viaggia alla velocità minima, che è di circa 105.000 km all'ora.
Il moto di rivoluzione non uniforme della Terra ci fa percepire lo spostamento discontinuo
del Sole rispetto allo sfondo delle stelle fisse, e cioè esso appare muoversi più
velocemente in inverno e più lentamente in estate.
In conseguenza dello spostamento apparente del Sole a velocità variabile, la Terra,
giorno dopo giorno, per potersi riallineare con esso, è costretta a ruotare, intorno
al proprio asse, per frazioni di tempo diverse a seconda del periodo dell'anno
(o, se si preferisce, a seconda della posizione occupata sull’orbita in quel momento)
e precisamente, in inverno per un tempo più lungo e in estate per un tempo più breve.
Pertanto, in inverno, i giorni risultano un po' più lunghi della media, e in estate
un po' più corti della media. (Quando si parla di estate e d'inverno, ci si riferisce
bene ovviamente all'emisfero settentrionale; nell'emisfero meridionale, come si
è già accennato, le stagioni sono invertite.)
La differenza fra il giorno più lungo che, come abbiamo detto, capita intorno al
3 gennaio (Terra in perielio) e quello più corto che capita intorno al 3 luglio
(Terra in afelio), è di soli 15 secondi.
Bisogna però tenere conto del fatto che questa piccola differenza giornaliera si
va accumulando con il passare dei giorni così che, sommando il contributo di tanti
giorni tutti più lunghi e quello di tanti giorni tutti più corti, si arriva ad una
differenza di oltre 7 minuti (in anticipo o in ritardo) dell'ora solare con il tempo medio.
Una seconda causa di fluttuazioni più o meno irregolari è individuabile nel fatto
che il Sole non si muove lungo l'equatore, ma lungo l'eclittica; però il quadrante
celeste su cui si contano le ore è l'equatore e non l'eclittica. Ora, poiché la
linea dell'equatore è inclinata di circa 23 gradi e mezzo sull'eclittica, la velocità
apparente del Sole sull'eclittica non si mantiene identica quando la stessa viene
trasferita sull'equatore e, per questo motivo, alla durata del giorno, si va ad
aggiungere un altro elemento di imperfezione. In questo caso la differenza fra il
giorno più lungo e quello più corto dell'anno arriva complessivamente a circa 40 secondi.
Queste due irregolarità non hanno la stessa ampiezza, né sono fra loro in fase per
cui il risultato finale non è dato semplicemente dalla loro somma. La loro combinazione,
invece, fa sì che la differenza fra il più lungo giorno solare, che capita a metà
dicembre, e il più corto, che capita a metà settembre, assommi a circa 52 secondi.
Ora però l'effetto cumulativo di tutti i giorni con l'anticipo e di tutti quelli
con il ritardo dà luogo ad uno sfasamento massimo di circa 15 minuti di anticipo,
che si raggiunge verso il 10 febbraio e altrettanti di ritardo, che si raggiunge
verso il 4 novembre.
In altre parole, un orologio solare (cioè in pratica una meridiana) anticipa o ritarda,
durante l'anno, di un quarto d'ora al massimo rispetto ad un orologio che segna
il tempo in modo uniforme (in pratica quello che portiamo al polso).
Per concludere, il Sole non è un buon orologio, perché a volte procede troppo velocemente
e a volte troppo lentamente e guai se gli orologiai dovessero fabbricare orologi
con le lancette obbligate a muoversi al passo con gli spostamenti reali dell’astro.
Come fare allora per uniformare la misurazione dello scorrere del tempo? Gli astronomi,
come abbiamo già detto, hanno pensato di correggere a tavolino il movimento del
Sole creandone uno artificiale che si muove in cielo con moto perfettamente regolare
e costante e che a volte precede il Sole vero e a volte lo segue, ma che alla fine
del viaggio arriva alla pari con esso.
Questo ipotetico Sole è stato chiamato «Sole medio» e, a ben pensarci, non sarebbe
altro che il riflesso di una Terra che gira intorno al Sole su un'orbita perfettamente
circolare e su sé stessa intorno ad un asse di rotazione assolutamente stabile e
sistemato in posizione verticale in modo da far coincidere il piano dell’eclittica
con il piano equatoriale.
Con l'introduzione del Sole medio si pensò di essere entrati finalmente in possesso
di un intervallo temporale rigorosamente preciso e costante.
Questo intervallo di tempo è stato chiamato «giorno solare medio» e può essere definito
come il tempo che intercorre fra due successive culminazioni del Sole medio sul
meridiano del luogo. Il giorno solare medio rappresenta la media aritmetica di tutti
i giorni di un anno e dura esattamente 24 ore ma, come vedremo, nemmeno questo è
quell’intervallo di tempo preciso e accurato che ci si era illusi di avere individuato.
Dal giorno solare medio si è passati, nel 1820, alla definizione di quella che sarebbe
rimasta, per più di cento anni, l'unità fondamentale di misura del tempo nel «Sistema
Assoluto delle Misure», vale a dire il secondo.
Esso, su proposta di un comitato di scienziati francesi, venne definito come la
86.400ª parte del giorno solare medio (24 ore x 60 minuti x 60 secondi = 86.400
secondi, in un giorno).
Nel corso dell'anno, il «tempo solare vero» (che è dato, come si è detto, dal Sole
vero che si muove in modo irregolare) un po' è in anticipo e un po' è in ritardo
rispetto al «tempo solare medio» (che è dato invece da un Sole fittizio che si muove
uniformemente lungo l'equatore celeste) e solo in quattro giorni dell'anno i due
tempi coincidono. La differenza, positiva o negativa, fra tempo vero e tempo medio
si chiama «equazione del tempo» ed è stata calcolata per tutte le ore della giornata
e per tutti i giorni dell'anno, tuttavia di solito viene fornita solo per il mezzogiorno
e sotto forma di grafico che viene chiamato analemma, da un termine greco che significa
"riassunto".
Si tratta in pratica di un diagramma a forma di sinusoide che rappresenta una sintesi
del divario fra il mezzogiorno vero e quello medio nei diversi giorni dell'anno.
In esso si possono notare due massimi (+3,8 minuti il 14 maggio e +16,4 minuti il
3 novembre), due minimi (-14,4 minuti il 12 febbraio e -6,4 minuti il 26 luglio)
e quattro valori nulli in cui, evidentemente, il «Sole vero» e il «Sole medio» coincidono
(16 aprile, 14 giugno, 1° settembre e 25 dicembre).
Per la precisione, occorre dire che gli scarti variano leggermente di anno in anno,
perché l'anno civile non inizia mai in perfetta coincidenza con quello astronomico,
tuttavia i valori che abbiamo riportato sopra possono essere ritenuti sufficientemente
indicativi. Un esempio di analemma si trova alla base della meridiana situata sulla
parete laterale del Duomo di Gorizia.
A volte, sulle meridiane, ossia su quelle linee sulle quali, al mezzogiorno vero,
cade il raggio di luce solare, viene disegnata una strana figura a forma di "otto",
che un matematico chiamerebbe "lemniscata".
Essa non è altro che un modo diverso di rappresentare, sotto forma di grafico, la
equazione del tempo.
In essa sono infatti indicati, per ciascun mese dell'anno e per i vari giorni del
mese, le correzioni da apportare all'ora segnata dalla meridiana stessa per ottenere
il mezzogiorno solare medio (che in definitiva, come abbiamo più volte detto, è
quello segnato dall’orologio che portiamo al polso).
IL TEMPO DELLE EFFEMERIDI: Anche se il giorno
solare medio si avvicina di molto ad un intervallo di tempo costante e regolare,
nemmeno esso, in realtà, è un'unità di misura sufficientemente precisa e tale da
soddisfare le esigenze di una società moderna fondata prevalentemente sulla ricerca
scientifica e tecnologica.
Per queste attività sarebbe infatti necessario disporre di un'unità di misura di
altissima precisione che il movimento della Terra su sé stessa non è in grado di
garantire. Questa nuova unità di misura alla fine fu individuata nel cosiddetto
«tempo delle Effemeridi» (T.E.) una misura del tempo fissa e immutabile, così denominata
perché è impiegata per il calcolo delle posizioni dei corpi del sistema solare.
Le effemeridi (dal greco: epi = sopra e hemera = giorno) non sono altro che delle
tabelle in cui vengono riportate, ad intervalli di tempo costanti e regolari (per
esempio per tutti i giorni), le posizioni che assumeranno in cielo i principali
corpi celesti come la Luna, il Sole, i pianeti e i loro satelliti, oltre alle comete
più note e ai più grossi asteroidi, calcolate a partire dalle posizioni che gli
stessi occupano in un preciso istante, e dalle velocità con le quali viaggiano.
Ma non è di questo che dobbiamo occuparci, bensì del modo in cui si è arrivati alla
definizione del cosiddetto “tempo delle Effemeridi”.
Scartato il moto di rotazione della Terra come fenomeno di riferimento per la determinazione
dell’unità di misura temporale, si andò in cerca di qualche altro fenomeno, sempre
legato al movimento della sfera celeste, che desse maggiori garanzie di regolarità e stabilità.
Non si sarebbe infatti neppure potuto prendere in considerazione l’ipotesi di svincolare
completamente la misura del tempo dal riferimento al moto apparente del Sole, perché
la vita di tutti i giorni, come abbiamo più volte fatto notare, è scandita proprio
dal sorgere e dal tramontare di quest'astro.
Alla fine la scelta cadde sull'altro movimento della sfera celeste legato al ciclo
solare e cioè sul periodo di rivoluzione della Terra intorno al Sole.
Venne pertanto assunto come base per la misura del tempo, non più la durata del
giorno, bensì quella dell'anno.
Più precisamente, si decise di prendere in considerazione la durata dell'anno tropico
che corrisponde al tempo che impiega il Sole a ritornare, un anno dopo, al punto
vernale dal quale era partito l’anno prima.
Il nome di «anno tropico» (dal greco tropos = ribaltamento, rivolgimento, con riferimento
al moto del Sole il quale sembra fermarsi nei giorni dei solstizi e quindi invertire
la marcia dopo aver raggiunto in cielo il punto più alto in estate e, rispettivamente,
il punto più basso in inverno), deriva dalla definizione che anticamente veniva
data al periodo di tempo impiegato dal Sole, nel suo moto apparente, per tornare,
dopo un anno, al solstizio con lo stesso nome.
Ora è evidente che anche l'anno tropico (come già il giorno siderale) non è un intervallo
di tempo costante e inalterabile, perché il punto vernale si muove e anche in modo
non del tutto uniforme. Quindi per poter definire un periodo di tempo fisso e costante,
come richiesto dalla ricerca scientifica, era necessario specificare, oltre al
periodo, anche l'anno al quale far riferimento. La scelta, alla fine, cadde sull'anno
che iniziava il 31 dicembre 1899 a mezzogiorno (corrispondente al giorno 0 gennaio
1900, ore 12) e terminava alla stessa ora del 31 dicembre del 1900.
Da questa unità di misura si ricavò il «secondo delle Effemeridi» il quale, di conseguenza,
diventava un tempo ideale che si sarebbe mantenuto, per definizione, fisso e immutabile
per sempre. Gli astronomi, come si sarà notato, numerano i giorni e gli anni in
modo diverso da quello in uso per gli scopi civili: per essi non solo esiste il giorno
zero, ma anche l’anno zero che, per razionalità algebrica, è stato assegnato a quello
che gli storici hanno chiamato anno 1 avanti Cristo.
Così, nel 1960, su proposta dell'Unione Astronomica Internazionale (IAU) in occasione
dell'XI Conferenza Generale dei Pesi e Misure, dopo avere determinato con precisione
la durata del primo anno tropico del secolo scorso che risultò essere di 31.556.925,9747
secondi, si decise di assumere, come unità di misura del tempo, il valore che si
ricava dalla frazione 1/31.556.925,9747. Questa frazione dell’anno tropico venne
chiamata «Secondo di Tempo delle Effemeridi».
Nei calcoli e nelle misure temporali di precisione oggi si usa quindi il secondo
delle Effemeridi che è un’unità di tempo la quale viene scandita con la massima
regolarità e precisione dai cosiddetti orologi atomici, i "marcatempo" più affidabili
attualmente in uso e dei quali parleremo in seguito.
L'unità di misura del tempo oggi corrisponde, pertanto, a un campione fisico perfettamente
stabile e riproducibile in laboratorio.
Questo intervallo di tempo, praticamente invariabile, tanto a lungo cercato e finalmente
determinato con la massima precisione, per ironia della sorte si dimostra ora troppo
preciso. La contraddizione dipende dal fatto che i tempi della vita civile continuano
ad essere regolati dal corso non del tutto uniforme del Sole e non da quello estremamente
preciso e regolare degli orologi atomici.
Per questo motivo, il tempo dato dall'orologio atomico, che poi, in definitiva,
è quello che segnano gli orologi che portiamo al polso, di quando in quando, deve
essere corretto perché sia rimesso al passo con il tempo solare, che rimane il vero
punto di riferimento sia per gli impieghi civili sia per le attività scientifiche.
Fra la durata del Tempo delle Effemeridi e quella del Tempo solare medio esiste
infatti una piccola differenza, che va aumentando con il passare degli anni e che,
dal 1900 ad oggi, è diventata di poco più di 80 secondi. Si tratta, tutto sommato,
di poca cosa (un secondo ogni 15 mesi circa) che costringe tuttavia i tecnici a
regolare il tempo civile aggiungendo, ogni tanto, un secondo ai nostri orologi:
il risultato si ottiene arretrando di un secondo le lancette dell’orologio che portiamo
al polso. Pertanto, il giorno in cui si effettua la correzione invece che contare
86.400 secondi ne conta 86.401. Per convenzione, nel 1958 tempo atomico e tempo
astronomico furono fatti coincidere, ma da allora la Terra ha continuato imperturbabile
a “perdere giri”.
Gli orologi atomici sono entrati in uso nel 1955 e si sono subito dimostrati più
precisi di quelli a quarzo che, a causa di variazioni anche minime dei componenti
del circuito elettrico che stimola il cristallo, e dell'invecchiamento del cristallo
stesso, provocavano, a lungo termine, una leggera variazione della frequenza.
Gli orologi atomici non hanno invece di questi problemi e sono quindi degli apparecchi
di grande precisione che tuttavia non segnano le ore e i minuti, come fanno gli
orologi normali, ma scandiscono semplicemente i secondi con un ritmo che, come abbiamo
visto, si mantiene costante per tempi lunghissimi. Il loro funzionamento si basa
sulle vibrazioni naturali delle radiazioni elettromagnetiche emesse o assorbite
dagli atomi.
Le radiazioni elettromagnetiche sono delle onde che viaggiano nello spazio alla
velocità della luce, che è essa stessa una radiazione elettromagnetica.
Gli atomi, come è noto, sono costituiti di elettroni in rapidissimo movimento intorno
ad un nucleo centrale formato di protoni e neutroni. Gli elettroni viaggiano, in
condizioni normali, su determinati livelli energetici, dai quali possono spostarsi
solo se vengono investiti da una qualche forma di energia. Tutte le volte che un
elettrone viene colpito da una radiazione elettromagnetica di determinata lunghezza
d'onda, salta su un livello energetico superiore dal quale però immediatamente dopo
ricade su quello da cui era partito, emettendo a sua volta radiazioni elettromagnetiche.
Questi salti compiuti dagli ele.
(Seconda parte)
TERRA, NATURA E VITA: MAGIE, MISTERI, IMPERFEZIONI, NEGATIVITA' E INQUINAMENTO COMPLESSIVO
FINALE.
COMINCIANDO, DALLE MAGICHE BELLEZZE DELLA NATURA:
In questo capitolo, si deve cercare di capire più possibile di preciso perciò, dallo
Spazio che è sempre esistito, dal presumere dell'enorme esplosione che formò: le
galassie, le stelle, i pianeti e della "diversa e misteriosa Terra"; dalla grossa
Palla di fuoco, staccatasi dal sole milioni e milioni di anni fa, al suo raffreddamento,
sempre più sviluppo e quindi, fatta di appositi materiali magici: che alimentarono
"anche occultamente "la presunta punizione" dei corpi agli esseri viventi (che sono
immortali e infatti essi dopo la vita si riproducono sempre in nuovi corpi umani,
animali e piante); con l'imperfezione di quella citata sempre misteriosa zizzania
e la maledizione universale del marciume "con chissà quanta incredibilissima mortalità
di essi", scientifica ma senza considerare affatto i sentimenti umani" !!!
...Per l'adeguato clima e tutto l'altro che è utile per svolgere una vita "di questo
tipo e sempre peggio"; per il sempre più grave effetto serra, le sempre
più "assurde e malate" pazzie della gente e perciò, il nostro stufismo per questa.
...Fino alla completa fusione, marciume e perciò distruzione del mondo.
Ma le prime scoperte più importante dell'Universo non possono dunque che essere le
mie; visto che trattano delle utilissime e magiche manutenzioni sulla buona salute
e benessere nel tempo e che risultano darci proprio fino all'esistente immortaltà
che conteniamo (che attualmente viviamo nei nostri sogni) quì su questa Terra; con
la formula che volendo, "proprio tutto di tutto si può combattere e risolvere.
In questa natura infatti, esistono in ogni caso comunque: proprio tutte le necessarie
risorse per esaudirci; se queste "attualmente", vengono appositamente sempre ben
sfruttate e mantenute ...
- Non considerando in primo luogo i suddetti diabolici principi dell'imperfezione
sempre misteriosa di questo pianeta Terra con questo tipo di natura: che parte da
quell'incredibilissima zizzania e dal non controllare l'umanità innanzitutto sempre
il funzionamento del propri corpi: "in ogni punto (=IMMORTALITA')".
...Per analizzare bene questo nostro pianeta con "tutta" questa sua natura (senza volto)
dunque, si deve innanzitutto considerare dalle bellezze e infinite magie che
contiene essa e l'apposito formato del corpo fisico, morale e riproduttivo delle
persone: che se venissero regolarmente sfruttate e mantenute: ci farebbero bene
al corpo e NON POTREBBERO PROPRIO MAI FINIRE ...
UN'ALTRA PARTE POSITIVA DELLA NATURA: E la natura
dunque, ci ha anche sempre dimostrato della magia del farci avere o prima o poi
esattamente i nostri desideri, le nostre aspirazioni, l'anima gemella ed altro:
mostrandoci l'incredibile esistenza effettiva di tutti questi.
Vanno considerate le infinite magie degli animali, delle piante, degli alberi, dei
cibi "proprio quelli giusti e veramente troppo non pericolosi, se si sta ben attenti";
necessari al nostro corpo.
Le "magie" delle mucche e capre che ci forniscono sempre "il necessario" latte e
formaggi, delle galline che ci fanno le necessarie uova, delle pecore che ci danno
la necessaria lana, ecc.
E quindi, quelle del suo clima, del sole, della luna,
delle stelle, dei pianeti e di tutto il resto dell'intero Universo; anch'essi "in
genere" giusti a soddisfarci ... E infine, anche le magiche bellezze degli oggetti.
Tutte queste bellezze ed infinite magie sono perciò proprio "immortali" e quindi anch'esse
promettenti sulla sconfitta del male.
LE ENERGIE E GLI IMPASTI DI ENERGIE CHE SI FORMANO IN QUESTA NATURA:
Nel terzo capitolo ho accennato del fatto che in questa natura si può coltivare
proprio tutto di tutto sia di concreto che di astratto: seguendo i fabbisogni e
tutto il resto a questi necessario; e dipende da che cosa si coltiva; ciò può essere
positivo, parzialmente positivo o proprio adeguatamente negativo.
Ed anche l'alimentazione di questa natura (senza volto), scaturita quindi dalla
nostra vita "neutra": è basata perciò "soprattutto" da tutte le generiche energie
che si impastiscono dalle nostre mansioni quotidiane; dalle complessive forze, capacità,
volontà, onestà, dai vari modi di essere, di fare, ecc.
Ognuna di queste azioni formano a questa natura (senza volto) impasti di energie
sempre validi via via nel tempo: positive, così e così, o meno.
...E con ciò, si possono alimentare in questa natura anche altri generici impasti
ed energie analoghe.
Questi si possono cominciare a notare ad esempio quando ci capita una qualunque
cosa spiacevole, seguita poco dopo da un'atra cosa altrettanto spiacevole, che senz'altro
centra con la prima cosa e quindi le giornate in cui va tutto storto.
E quando, si ha avuto avuto a che fare con gente di un certo tipo "in genere proprio
fastidiosa"; e che vi porta perciò anche "sfiga" ...
- Un'esempio popolare sull'inevitabile formazione di impasti ed energie vitali, ci
viene ben dimostrato nei nuclei familiari, quando a causa dei loro difetti complessivi:
si forma in genere una vita relativa "sempre un po' pazza"; continuando a comportarci
nei tali modi, questi diventano dei veri e propri impasti adeguati più o meno infernali
di energie che col tempo, se non ben trattati e combattuti, potrebbero coltivare
inevitabili radici anche negative ai questa natura (proprio come avvenuto sin ora).
- Gli impasti positivi, causati dai nostri bei momenti e dalla buona salute ed intimità:
alimentano e scaturiscono le adeguate magiche energie che possono arrivare anche
fino all'immortalità; (con anche quel mio contributo). Quelli così e così, o
meno vengono scaturiti ad esempio, dai fastidi che più o meno può causare l'introdurre
di un cane in casa se non vi è un giardino o l'apposito altro suo spazio, quando
si dovrebbero seguire bene soprattutto i propri figli. A seconda della gravità
di quel "popolare" tipo di vita, la natura assorbe e si inquina anche dei relativi
impasti ed energie delle loro ossessioni talvolta anche proprio "malate" come le
altre citate: degli isterismi e degli altri seri simili danni al comportamento complessivo
delle tali varie persone e trasmettere ciò anche ai figli; ad esempio essi possono
trovare "ugualianza nei diritti dei cani come quelli dei figli" (con prove viste,
soprattutto nelle citate debolezze "femminili").
...Perchè in tali modi, non si può mai riuscire ad avere le normali forze per sostenere
entrambi senza problemiallo i fadiversi trattamenti che occorrono.
- Di impasti ed energie più negativi di tali livelli, in genere non se ne formanomo:
visto che fino ad alcuni "hanno le gambe corte" e non ci abbiamo mai più a che fare:
tipo con individui "veramente scemi" altri che si rivelano "ladri" e simili; e
altri peggiori sono o sarebbe impossibile accedervi (se non per sentire di ciò che
si avverte, che si prova e per tutti gli altri generici motivi leciti "che abolirebbero
allora tranquillissimamente, proprio ogni tipo di problema"). Tali impasti ed
energie proprio come i demoni, ovviamente "non ammazzano materialmente": ma tali
comportamenti quindi, alimentano sempre più dall'inquinamento alle altre attuali
suddette catastrofi e conseguenze all'umanità stessa ...
...E adesso questi perciò si stanno indebolendo sempre più insiene alla natura,
stanno scarseggiando: e vi sono divenute quindi delle gravissime mancanze a partire
soprattutto da quelle obbligatorie popolari "che non potranno che essere fatali";
per i suddetti motivi (ampliati in: "Filosofia, analizzando
dai bambini e nel prossimo capitolo").
E quindi, la natura si sta alimentando adesso sempre più anche delle infinite magie che
si liberano "e coltivano inevitabilmente" dalle mie suddette scoperte universali:
queste sembrano proprio infatti che stiano facendo "diventare anche sempre complessivamente
più oneste"; tutte le possibili relative persone ...
I SUOI ADEGUATI FASTIDI "SCATURITI" DA QUESTI: Per tutto quel
fantastico patrimonio, non si può affatto spiegare perciò in questa natura, a cominciare
dal mistero dei suoi più possibili fastidi, ad esempio delle zanzare, altri insetti,
esseri viventi e dei loro escrementi: talvolta proprio intolleranti come quelli
continui dei cani (con gli adeguati miracoli di essa, per farci subire benissimo
ciò e la condanna del portarli spesso fuori). E perciò, anche tutti altri suoi
sempre più mal funzionamenti complessivi: a partire dall'inquinamento, fino ai suoi
sempre più assurdi, gravi e malvagi sbalzi.
IL NOSTRO STUFISMO E L'INDIFFERENZA: Da sempre,
proprio ogni cosa negativa o che lo diventa via via: possibilmente la cacciamo
via, non la riceviamo più o la lasciamo perdere. E anche quando ciò non si può
effettuare, la continua presenza di più sequenze negative, avversità e simili, non
può che stufare: e ciò vale quindi anche sulla nostra vita; "solo" a causa della mortalità.
Tale stufismo ci causa anche automaticamente, l'indifferenza sul vivere o meno questa vita.
Tale indifferenza ci è ben rappresentata ad esempio, a partire dai nostri soldati:
che sono sempre partiti "anche volontariamente" per le guerre senza grossi problemi;
e tanti ci hanno rimesso la vita pur di salvare la Patria.
E a cominciare da tali guerre, si può appurare bene il fatto che questo tipo di
vita effettivamente è "animalesca"; e che all'occorrenza, non vale proprio nulla.
IL SEMPRE PIU' INQUINAMENTO COMPLESSIVO DELLA NATURA:
Dal "sacrilegio" del non praticare (misteriosamente) gli "appositi" valori sacri,
intimi ed immortali che conteniamo: che renderebbero in ogni caso adeguata questa
natura, ma di preferire incredibilmente l'assurdità della vita animalesca; già dall’inizio
della loro storia, tutti gli esseri viventi si sono ritrovati perciò, dentro al
sempre più marciume complessivo di questo apposito tipo di natura.
...A partire da quel "divino" impasto bruciato di acido urico fermentato che si
forma nelle protuberanze dell’uretra: rovinando sempre più i loro corpi fino ad
ammazzarli o prima o poi, come più volte citato.
Dunque, l'"alberaccio che viene evidenziato nella Divina Commedia (ed in altre storie "storiche")
riguarda perciò "in ogni caso" questo tipo di vita animalesca: che accade di tutto.
- Quelle nostre e della natura infinite magie, mischiate a questa vita: avrebbero
costruito anche tutta quest'intera attuale sua radice imperfetta e negativa; rendendo
le anime con gli appositi corpi "irregolarmente deboli", quindi "temporanei" e
SUPERANDO perciò sin ora, la nostra contenuta immortalità.
...Ovvero, noi (tranne me) aggiustiamo più possibile e fino a quando si può: tutti
i danni, malattie, catastrofi e simili, "soffrendo anche come bestie"; ma non vogliamo
affatto togliere quell'alberaccio che li causa.
...Dimostrando che abbiamo avuto sin ora il bisogno del gusto del male !!!
E l'umanità perciò, vive di tutti i vizi possibili e delle sempre più conseguenze
ampliate nel capitolo: filosofia.
DEFINIZIONI PER CAMBIARE IL "PH" DI QUESTA NATURA:
...Ma comunque in ogni caso, è stato da sempre correggibile l'imperfezione
della natura (senza volto) cambiando il suo "PH", in immortale.
...Basterebbe cominciare a praticare la giusta amicizia, l'intimità e l'amore
(proprio come visto in tv e segnalato da Storici ed evidenziato negli Angeli):
Controllare come detto innanzitutto il funzionamento "in tutti i punti" sempre efficiente
del proprio corpo, scaturendo le infinite magie del godimento del suo apposito
organo sessuale (permanenti, dopo quell'intervento chirurgico); ed "apposta chiamato
fratello o sorella, gemello": come descritto nel secondo e successivo
capitolo. ...E con le "leggi fisse" descritte nelle
Impostazioni e Prove.
Ma per disabituarsi a questa vita assurda, anche per le inevitabili debolezze,
ignoranze, incapacità, stupidità, voglia solo di illudersi, di fare fesserie e similari)
e cominciare a praticare "veramente" la bella vita; ci potrebbe ancora volere del tempo ...
GERARCHIE E OCCULTO DI QUESTA NOSTRA VITA E NATURA FINALE:
In questa natura e vita "con quella zizzania" si sono formate già dalla Preistoria
in ogni caso delle "precisissime" gerarchie ed evoluzioni dell'umanità e degli altri
esseri viventi. ...Prima gli uomini erano simili alle scimmie, poi Primitivi;
e poi via via sempre più umani.
E facendoci ben caso infatti, le persone ad esempio di centinaia di anni fa, erano
fatte molto ma molto diverse da noi: come notevolmente più dure di sia di carnagione
che di modi di fare ed altro; e col passare degli anni essi si sono evoluti, "sempre
più complessivamente deboli" ma sempre più istruiti e preparati ad arrivare (anche
inevitabilmente) infine al stufarci dopo gli anni 80, per i citati fortissimi divertimenti
che c'erano, che non ci facevano pensare ad altro, facendo consumare del tutto quella
loro misteriosa maledizione e natura: con tutte le loro generiche sempre più gravi
conseguenze citate; e praticare quindi solo più la vita "originale" dei nostri sogni ...
...L'umanità perciò, si è trovata nel gusto di poter vivere, comunicare, esplorare
ed altro: tranquillissimamente in mezzo a gente gerarchicamente proprio "sempre
più nuova, lucida, più bella" che, per tali "anche sempre fresche novità"; non ha potuto
perciò sin ora anch'essa in ogni caso mai stufarci ed annoiarci, tenendo i suddetti
nostri combattimenti ed aiuti per arrivare al bene !!
- E solo adesso che tali gerarchie tutto sommato stanno terminando totalmente, si
ci sta stufando comunque. ...Alcuni stufismi si possono notare anche già nei
bambini nati nelle successive ere: che "già" non preferiscono più i certi giocattoli
che avevano cresciuto invece i loro genitori; ed altri, via via in tutte le altre
evoluzioni e mode che un tempo erano seguitissime e che al giorno d'oggi invece
NON VENGONO PIU' CONSIDERATE E SEGUITE.
...E dunque infine, in questa natura "sempre meno animalesca e sana", non possiamo
che essere in attesa del nostro completo stufismo di essa: con quella prevista fine
del mondo; ma che quelle mie "magiche" scoperte, potrebbero variare adeguatamente
(come sembrerebbe già da tempo) ...
*** Ulteriori correzioni, perfezionamenti, ampliamenti e aggiornamenti:
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